Un artista con il colore nelle vene
a cura di Graziella Vallero| Interviste

Non si può iniziare questa intervista senza chiedere come è nata in lei la passione
per la pittura?
E' da sempre in me, sin dai tempi dell'asilo, ho fatto il mio primo ritratto alla suora di cui mi
ero innamorato. Quel giorno ho scoperto la mia vocazione per la pittura.
Ora che è un artista affermato, apprezzato a livello internazionale, giriamoci indietro
e guardiamo il suo percorso artistico insieme, come lo vede?
Preferirei non girarmi indietro visto che sto meglio adesso, però se proprio devo
rispondere devo dire che è stata una strada molto difficile da percorrere pur nelle
soddisfazioni che ho avuto.
Ha lavorato e sperimentato molto o si è lasciato guidare prima di tutto
dall'ispirazione del momento? Forse entrambe le cose?
Certo entrambe le cose. Bisogna studiare, sperimentare, è fondamentale il bagaglio
culturale e poi ovviamente lasciare spazio all'intuizione. L'ispirazione per me è
semplicemente se quel giorno ho voglia o non ho voglia di mettermi al cavalletto.
Un'altra sua passione è la musica, penso sia inevitabile che le due grandi passioni,
queste sensibilità si fondano, si uniscano, si esprimano quindi nelle sue opere?
Pittura, musica e poesia nel mio lavoro sono strettamente legate al punto di divenire una
cosa sola, non posso immaginare un mio quadro privo di musicalità o poesia. Credo che
per capire il mio quadro più che guardarlo sia importante sentirlo, toccarlo, fiutarne l'odore.
Quale è stato il momento determinante in cui ha preso la decisione di fidarsi e di
seguire la sua arte?
Verso i trent'anni, quando ho capito che non avrei potuto fare altro. Anche se riconosco
che per prendere una decisione simile, cioè vivere di arte, ci vuole una buona dose di
coraggio o ancor meglio di incoscienza.
I suoi “piatti” sono originali, suscitano una attrattiva particolare, qual'è, non
usando la parola ispirazione, l'impulso?
Far ceramica mi diverte moltissimo ed è proprio attraverso di essa che mi vengono idee
che poi riporto in pittura. La mia velocità di esecuzione l'ho acquistata proprio manipolando
la terra.
I suoi ultimi lavori sono molto più complessi, anche se non tradiscono lo spirito del
suo stile.
Possono sembrare complessi ma non lo sono. Anche perché la mia ricerca si è sempre
orientata verso un'espressione sintetica di massima semplicità. Io credo che i più grandi
artisti abbiano detto tanto esprimendosi con un linguaggio semplice e mai complicato.
Solitamente chi vuole dire tanto e in maniera complessa risulta che non ha nulla da dire.
Guardando le sue opere trovo il suo modo di esprimersi travolgente, un turbine di
colori, di linee, di segni. Non riesco a capire se è la pittura che travolge l'artista o se
è l'artista che travolge la pittura. Sembra che nelle sue vene scorra il colore.
Si travolgono reciprocamente.
I suoi quadri sono “colore”, come avviene l'accostamento per raggiungere tanto
risultato?
I colori, la maggior parte delle volte sono scelti a caso. Il bell'accostamento di colori mi
lascia indifferente. Non lo ricerco. Anzi, preferisco utilizzare colori accostati a caso. Che il
quadro poi alla fine risulti bello o brutto non mi riguarda e non mi importa. Per me è più
importante averlo fatto, aver vissuto nel farlo un momento di vita assoluta.
La sua arte, non convenzionale, ardita, forte, pur altamente armoniosa è a volte
provocatoria?
La provocazione è un aspetto fondamentale dell'opera d'arte. Fa parte dell'animo
dell'artista stesso, altrimenti si fa dell'artigianato. Provocare significa andare oltre, Balzac
diceva che “un'opera d'arte per essere tale, deve avere qualcosa di sbagliato e non del
tutto gradevole”. Per questo, quando dipingo non cerco che il mio quadro sia bello ma
vero. I grandi artisti sono stati anche dei grandi provocatori, pensiamo ai cubisti con
Picasso, ai futuristi con Marinetti, ai surrealisti con Dalì, ai dadaisti con Duchamp. Per
arrivare poi a Piero Manzoni e a tutti quegli artisti che hanno rinnovato il linguaggio della
pittura.
Ogni artista ha un riferimento in altri artisti, quale di questi artisti che ha citato, lo ha
maggiormente influenzato?
Fra quelli che ho nominato senz'altro Duchamp, ma sono tantissimi, Malevic, Kandinskij,
Warhol, Gorky, Kubrik ed altri. Tutti quegli artisti che hanno, in vario modo rivoluzionato il
linguaggio pittorico. Nella mia esperienza diretta, ho avuto la fortuna di frequentare
Dangelo, che mi è stato maestro nel rigore. Mi ha anche insegnato a non trascurare,
anche nell'arte, l'aspetto ironico della vita.
Vorrei da lei il suo più bel ricordo.
Se posso considerarlo già un ricordo, questa intervista.
Grazie. Ora guardiamoci avanti nel futuro, può anticiparci, se ci sono, i suoi
progetti?
Ultimamente ho realizzato parecchi sogni, non so se per capacità o per fortuna o per tutte
e due le cose, però l'obiettivo più grande verrà raggiunto nel settembre 2006.
Si tratta di una grande mostra al Castello di Rivara che è uno spazio desiderato da ogni
artista.
Di li è passata tutta la storia dell'arte contemporanea e per me è da considerarsi un ambito
riconoscimento.




