Fingerstamps
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Ai Limiti fra vita e arte
di Francesco Poli
Parlando della sua pittura Giorgio Moiso minimizza dicendo che in un certo senso non ha un valore in sé, ma soltanto in relazione alle azioni performative di cui è di fatto la fase finale concretamente materializzata. Non è vero, perché nelle sue grandi tele attraversate da vibranti energie gestuali e da violente esplosioni materiche e cromatiche c’è una specifica qualità espressiva e una coerente strategia estetica, anche se apparentemente solo istintiva e anarchica.
E di questa qualità parleremo successivamente. Ma, in ogni caso, l’affermazione dell’artista è
significativa perché intende sottolineare in primo luogo la fondamentale importanza, nell’ambito della sua ricerca, della processualità operativa immersa nel continuum spazio-temporale dell’esistenza, attivata ed enfatizzata anche dalla tensione che deriva dal rapporto diretto con il pubblico. Qui l’esperienza soggettiva acquista forza sintonizzandosi con quella intersoggettiva che contribuisce a caricare di intensità l’evoluzione dell’azione, sia musicale che pittorica, fino alla completa realizzazione del lavoro.
Le performance di Moiso si sviluppano infatti dall’incontro e l’interazione fra musica e pittura, suoni e colori, ritmi di percussioni e gesti sulla tela, in una dimensione vitale che produce stimolazioni sensoriali multiple e sinestetiche.
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Ciò che rimane alla fine, per forza di cose, appare relativamente più freddo e distaccato: è un “materiale” che non ha più il fluttuante ed effimero fascino dell’evento “live”, ma in compenso acquista caratteristiche spaziali e formali che permettono una visione più meditata, innescando nell’occhio e nella mente dell’osservatore un movimento dell’immaginazione che tende a ritrovare nelle opere tutte le fasi essenziali del loro processo di creazione.
La documentazione fotografica e video delle performance ha senza dubbio un suo particolare interesse anche estetico, ma è soprattutto un contributo alla comprensione più approfondita delle opere dipinte. È bene però ribadire, come si è detto all’inizio, che queste ultime, per le caratteristiche intrinseche del linguaggio pittorico utilizzato, hanno anche una loro forza espressiva assolutamente autonoma, che deriva dalle radici culturali avanguardistiche a cui si è ispirato, aggiornandole, Giorgio Moiso.
significativa perché intende sottolineare in primo luogo
la fondamentale importanza, nell’ambito della sua ricerca, della processualità operativa immersa nel
continuum spazio-temporale dell’esistenza, attivata ed enfatizzata anche dalla tensione che deriva dal
rapporto diretto con il pubblico. Qui l’esperienza soggettiva acquista forza sintonizzandosi con quella
intersoggettiva che contribuisce a caricare di intensità l’evoluzione dell’azione, sia musicale che pittorica,
fino alla completa realizzazione del lavoro.





