4 variazioni per Giorgio Moiso di Alexis Pelletier


Alexis-Pelletier
I Un poema (colore e materia)

Colore e materia in posizione equivalente.
La loro relazione conflittuale e complementare ogni volta in gioco Riduzione del senso, insomma – se non è polisemia del gioco – per aprirsi al mondo.
Un impulso che imprime sulla tela l’energia, la rapidità che sottolinea il gesto.

 

II Lo stesso in prosa (analogia impossibile) i legami stabiliti tra colore, materia definiscono un ordine nel movimento.

Cioè il gesto permette una relazione intelligibile tra colore e materia. Lo sguardo che si posa sulla pittura di Moiso è interamente delimitato da questa relazione.
Ed io non vedo alcun altro termine per definire questa relazione se non la parola ritmo.
Evidentemente, qui si ritrova, proprio come nel caso della parola gioco, la tematica musicale, in ciò che Moiso ci trasmette di opera in opera: analogia assunta e rivendicata, quindi.
A volte analogie impossibili, e questo non è difficile da capire. Musica e pittura hanno delle costrizioni che si escludono a vicenda: fra di loro non possono sussistere che degli avvicinamenti fortuiti; limitati e soggettivi. Il canto della pittura è una chimera e la messa in spazio di suoni che possono diventare musica non crea nessuna immagine.
Questo ci fa pensare che il lavoro di Moiso declina, assume e rivendica l’impossibile analogia tra musica e pittura.
 
III Altra prosa (Dei Titoli)
 
Alcuni titoli di Moiso: Il giardiniere del re, Il parco del tiranno, La meravigliosa storia del bosco, Il canto dei fiori, Il giardino dei frutti proibiti, ecc.
C’è qualcosa di fiabesco, ma con – per l’ultimo titolo menzionato – un senso più biblico. Allo stesso tempo, tutti questi titoli indicano un rapporto con la natura.
Non c’è bisogno di essere grandi studiosi per capire che, sotto la loro apparenza abbastanza desueta, interrogano lo spettatore sulla figurazione.
E questa è una interrogazione, certo, ma mai pedante, mai noiosa come a scuola.
C’è una distanza leggera di Moiso non nei confronti del suo lavoro, ma nei confronti della vanità che minaccia sempre l’artista, vanità che lo trasforma in fabbricante, una volta che si è trovata la maniera.
E questa distanza è sottolineata dai titoli stessi in maniera anche quasi ironica: Idee chiare, Quello con gli uccelli sul telefono, Signore e Signora con loro figlio.
Figurazione e vanità dell’opera. Sempre strano essere obbligato a pensare per opposizioni.
C’è veramente astrazione e veramente figurazione? E per rappresentare ciò che è oggi, non si dovrebbe iniziare sfigurando le certezze già stabilite?
Fra queste la nozione d’artista non è quella più gradita alla tranquillità della borghesia o ad una avant-garde che minaccia immediatamente l’accademismo dei suoi mezzi?
Moiso e la sua pittura hanno una estrema rettitudine, con l’orecchio totalmente teso verso il secolo.
E certo, ciò funziona sempre, ho appena utilizzato una metafora musicale per parlare del suo lavoro.
 
IV Poema (Un desiderio)
 
Con alcuna parole, guardare
La pittura.
Viva impressione che bisogna cogliere da esse
E bilanciarle sulla tela
Affinché esplodano ed esprimano ciò
Che contengono, cioè Ciò che custodisce in loro.
Analogia ancora
Ma questa volta del mio desiderio: è possibile prendere le parole come tu, Giorgio, prendi la materia?
Pittore innamorato del Dipingere qualcosa del Grande combattimento.